Sul fronte meridionale del centro storico la Chiesa di Sant’Agostino dalla facciata borrominiana è ferma mentre accanto, nella tre-quattrocentesca Chiesa di San Marco, il cantiere con gli operai è in piena attività: nell’interno il reticolo di tubi innocenti e assi è talmente fitto da rendere pareti, stucchi e lacerazioni pressoché invisibili.
Il restauro investe «anche la canonica retrostante. L’altissimo danneggiamento e una situazione amministrativa complicata tra parte pubblica e privata hanno comportato ritardi. La parte privata viene finanziata con i fondi della ricostruzione privata del sisma 2009, mentre la porzione pubblica non aveva copertura: ha risolto un finanziamento di 8,5 milioni nel 2021 del Cipess – il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile», spiega l’architetto Andrea Calzetta, dell’Usra, l’ufficio responsabile per le parti pubbliche della chiesa. «Ricostruiremo una parte mettendo insieme materiale nuovo e pezzi non crollati. In elementi strutturali, come nel transetto, resteranno dei segni del sisma. Il muro di destra si è inclinato di 60 centimetri: abbiamo consolidato e lasciamo l’inclinazione, non comporta pericoli».
L’architetto segnala che la cupola ha subìto danni molto pesanti anche perché nel 2009 fu trascinata dall’abside connessa a sua volta alla canonica sul retro complicando ulteriormente la situazione. «La cupola si è conservata in parte: si ricostruirà quella mancante con tecniche tradizionali e materiali innovativi». Si ricostruisce San Marco «in un mix tra antico e moderno. Ad esempio nella muratura si innervano malte ad altissima prestazione o vi inseriamo paramenti con barre in acciaio invisibili, a forma elicoidale. Qui lavora l’impresa Iannini: è importante avere maestranze dall’esperienza adeguata». Stando al cronoprogramma, il restauro deve concludersi entro il 2027, inclusi gli apparati decorativi che in prevalenza si trovano nell’abside, nel transetto con gli altari laterali, nella volta della cupola. In questo capitolo interviene la ditta di restauro aquilana LaNorma. Come? «I numerosi crolli hanno interessato anche la decorazione in stucco, risponde l’impresa. Lo stato di conservazione appare estremamente compromesso, lesioni e fratture di notevole entità sono presenti su tutta la superficie. Le cause principali delle alterazioni e degradazioni sono imputabili, oltre che agli ingenti crolli, a numerose infiltrazioni acquose e all’assorbimento differenziato del supporto». Così si sono così formate concrezioni, deformazioni, efflorescenze saline, esfoliazioni, lacune, osservano i restauratori. I progettisti per San Marco sono coordinati dall’ingegner Paolo Cicchetti della romana Officina 29.