A poca distanza, verso Occidente, al limitare dell’abitato, si stende un tratto delle mura medioevali in larga misura completate nel XIII secolo, più volte modificate, terminate nel 1848, in degrado nel secolo scorso. Sono alle fasi finali i lavori prima e dopo Porta Brinconia («non Branconia» come viene chiamata di norma, puntualizza la responsabile del procedimento che ci fa da guida, Maria Gabriella Florio dell’Usra). Dirige i lavori l’architetto Antonio Di Stefano del Segretariato regionale. Dalla porta verso il castello dopo 200 metri il tratto si infila nell’ex ospedale in disfacimento: un’incognita enorme, si dovrà decidere se recuperarlo o demolirlo. Eliminati una fitta vegetazione e detriti sono tornati visibili quattro metri di mura e un torrino, altri brani sono stati ricomposti con i conci originari, sono riaffiorate le buche pontaie medievali. La fascia superiore di una ventina di metri è in un orrendo cemento: «Si discute se lasciarlo come elemento educativo per evitare errori analoghi oppure demolirlo e ricostruirlo», segnala Florio, affiancata da Vincenzino Tavani della ditta incaricata, la Iannini. Da Porta Brinconia, su cui dà un belvedere con giardino, dovrà partire un camminamento già predisposto verso Porta Barete (in direzione opposta al Castello): il progetto complessivo prevede un percorso pedonale e illuminato lungo l’intera cinta muraria urbana aderente alle mura oppure in tratti riqualificati.